Manuale per il controllo dello Stato: VII Capitolo

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In questo capitolo analizzeremo l’importanza del “Rito” non come mero ornamento formale del potere, ma come suo strumento performativo principale: esso non si limita a rappresentare un ordine politico, sociale o religioso, ma contribuisce attivamente a crearlo, a mantenerlo ed a renderlo inattaccabile. L’adepto,  sia esso un fervente cattolico o il più incallito consumatore di iPhone, trova la propria ragione di esistere, la propria radice culturale ed identitaria, nella ripetizione perfetta del rito. Disprezzare i riti di un popolo e più in generale di un gruppo, equivale quindi ad attentare alla percezione identitaria e fa scattare i più bassi istinti  di offesa/difesa insiti nella natura umana. 

Il potere, per sopravvivere e non collassare sotto il peso della pura coercizione fisica, deve trasformare la forza in autorità legittima. Il rito è il dispositivo tecnico che rende possibile questa trasmutazione. Esso è concepito sin dagli albori come uno dei più efficaci e potenti collanti sociali in forza del quale è possibile controllare qualsiasi gruppo di qualsiasi dimensione.

A conferma della natura pervasiva dei riti nel controllo sociale sono le scoperte archeologiche recenti  del progetto Taş Tepeler (le “Colline di Pietra”), un’area che comprende almeno 12 siti neolitici coevi nella stessa regione. Tra questi, il più importante per dimensioni dopo Kobleki Tepe è Karahan Tepe (Schmidt, 2012). Detti siti retrodatano l’esistenza di centri cultuali, megalitici, ad 11 mila anni fa, ben prima della nascita stessa dell’agricoltura e dell’allevamento. Questa retrodatazione dimostra che la coesione sociale necessaria per lo sviluppo di una civiltà capace di erigere templi, era già ampiamente compiuta utilizzando un  controllo rituale e ideologico/religioso, probabilmente  di tipo sciamanico, stravolgendo il paradigma storico che supponeva la nascita della civiltà urbana a partire dall’accumulo e distribuzione dell’eccedenza di derrate alimentari derivate dall’invenzione dell’agricoltura. 

Per comprendere appieno l’ineluttabilità del controllo rituale, è necessario analizzare la fisiologia  umana. L’idea che l’essere umano agisca come un decisore puramente razionale è un’illusione smentita dalle neuroscienze, le quali hanno ampiamente dimostrato che nessuna scelta, politica o di consumo, avviene in assenza di un input emotivo e corporeo primario (Damasio, 1994).

La scoperta dei neuroni a specchio ha fornito la spiegazione biologica definitiva all’efficacia del rito: esso funziona proprio perché elude i centri della razionalità cosciente (la corteccia prefrontale) innestandosi direttamente nei circuiti motori ed emotivi del cervello (Rizzolatti & Sinigaglia, 2006).

La “Simulazione Incarnata” e il Contagio Involontario

I neuroni a specchio si attivano sia quando un individuo compie un’azione, sia quando osserva un altro compiere la medesima azione. Vittorio Gallese (2005) definisce questo meccanismo “simulazione incarnata”. Per il controllo sociale, questa scoperta ha implicazioni radicali: la sottomissione visiva – come osservare una folla che si inginocchia o che applaude – costringe il sistema nervoso dell’osservatore a simulare internamente l’azione dell’obbedienza, a prescindere dal suo consenso ideologico conscio.

Poiché il sistema dei neuroni a specchio è intimamente collegato ai centri di elaborazione delle emozioni, il contagio emotivo precede il pensiero strutturato. Come esteso poi al campo dell’imitazione sociale e della politica, persino le reazioni facciali e la prossemica di un leader innescano risposte riflesse nel pubblico, bypassando i filtri razionali e inducendo una vicinanza empatica puramente meccanica (Iacoboni, 2008).

Il Feedback Loop della Sincronia: Il Metodo delle Folle

L’elemento chiave della ritualità politica e statuale è la sincronia ritmica. Storicamente, la marcia militare e la danza collettiva sono state impiegate per generare un “legame muscolare” (muscular bonding), un dispositivo essenziale per annullare l’individualità e forgiare corpi sociali coesi (McNeill, 1995).

Quando un individuo si muove in perfetta sincronia con la massa, i neuroni a specchio entrano in un cortocircuito di feedback loop: l’esatta sovrapposizione tra l’azione percepita negli altri e quella eseguita dal proprio corpo disgrega i confini neurologici del Sé. Questa fenomenologia della “scarica” e della dissoluzione dell’Io nella folla era già stata acutamente descritta dalla psicologia e dalla sociologia classica (Le Bon, 1895; Canetti, 1960), trovando oggi una perfetta validazione neurobiologica. Un cervello sovraccarico di input motori sincronizzati non dispone dell’energia metabolica necessaria per formulare un dissenso critico.

Neuromarketing: L’Ingegnerizzazione del Desiderio

Nel contesto contemporaneo, l’hacking neurologico si è miniaturizzato e trasferito dall’uso statale a quello commerciale. I moderni riti di consumo e l’interazione con i brand sfruttano l’attivazione speculare per generare affinità e dipendenza. Guardare un rito di unboxing o l’utilizzo scenografico di un prodotto innesca i neuroni a specchio dello spettatore, attivando i centri della ricompensa ancor prima che l’acquisto venga effettuato (Lindstrom, 2008).

Se i vecchi apparati statali si affidavano alla coercizione o a pesanti liturgie di massa per forzare questa neurofisiologia, i sistemi contemporanei hanno sublimato il controllo in un’infrastruttura di desideri volontari. Sostituendo la costrizione ideologica con l’allineamento dei riflessi neuromotori e delle libere aspirazioni, questo modello ottiene il più alto grado di coesione e di efficienza operativa conosciuto nella storia umana.

Il Paradigma Confuciano: La Creazione Cosciente del Controllo

Per osservare l’uso del rito come tecnologia di ingegneria sociale lucida e consapevole, il confucianesimo – nella sua istituzionalizzazione statale – rappresenta il paradigma definitivo. Il riferimento teorico per questa architettura non è la morale astratta, ma il materialismo crudo di Xunzi (III sec. a.C.). Poiché la natura umana è intrinsecamente caotica e i desideri superano le risorse, lo stato di natura è il conflitto. I “saggi” hanno pertanto inventato artificialmente il Li (rito, etichetta, cerimoniale) per imporre confini, allocare risorse e stabilire gerarchie in modo incruento.

L’Impero Cinese governava attraverso una stratificazione consapevole del rito, interpretabile attraverso la dicotomia pitagorica tra “acusmatici” e “matematici”:

  • Le Masse (L’approccio Acusmatico): Per il popolo, il rito funziona come ortoprassia (fare la cosa giusta). Il corpo del suddito viene disciplinato tramite sequenze ripetute. Il contadino non deve comprendere la cosmologia del culto degli antenati, ma eseguirlo, interiorizzando l’abitudine alla sottomissione patriarcale che si traduce in obbedienza all’Imperatore.
  • L’Élite dei Letterati (L’approccio Matematico): I funzionari sanno che il rito è un costrutto sociopolitico. Il culto non serve a placare gli spiriti, ma a strutturare la società. La performance rituale convalida il Mandato del Cielo e legittima il diritto di esigere tasse e leva militare.

Il capolavoro assoluto di questo sistema è che il rito non viene percepito come oppressione, ma come orgoglio culturale. Il popolo aderisce al rito perché lo considera l’apice dell’estetica e della civiltà (che distingue il cittadino dal barbaro), illudendosi persino che tale sistema sia meritocratico. L’algoritmo del dominio scompare alla vista, sublimandosi nel senso del bello.

La Secolarizzazione del Sacro e i Totalitarismi

Nel mondo occidentale, l’uso dei riti di Stato ha subito una mutazione profonda, passando dalla legittimazione del sovrano all’integrazione delle masse. Fino al XVIII secolo, le monarchie derivavano la loro efficacia dall’alleanza con la religione rivelata. La cesura storica si compie con la Rivoluzione Francese, in cui lo Stato moderno inventa i propri riti (la Festa della Federazione) per sostituire il monopolio cattolico e forgiare nuovi cittadini.

L’apice dell’estetizzazione della politica si raggiunge con i totalitarismi del Novecento. L’uso sapiente di coreografie, liturgie laiche, architetture monumentali e raduni oceanici diventa essenziale per il controllo psicologico. In questo contesto, il rito annulla lo spazio privato: l’individuo scompare all’interno di geometrie di massa rigorosamente orchestrate (come i raduni di Norimberga o della Piazza Rossa). Il rito totalitario non richiede riflessione razionale o consenso ideologico reale, ma esige un’azione fisica condivisa che produce una solidarietà pratica e un’obbedienza estatica.

Il Capitalismo come Religione: Il Brand come Nuovo Totem

Il tramonto delle ideologie totalitarie e delle religioni di Stato non ha affatto estinto il bisogno umano di ritualità. La società si è semplicemente frammentata in “neotribù” (Maffesoli, 1988) e il rito si è trasferito nelle dinamiche del libero mercato. Il feticcio commerciale – il brand – viene calato dall’alto e i consumatori vi si aggregano attorno, utilizzandolo come un moderno totem tribale.

A differenza delle tribù antiche, dove la comunità preesiste e crea il totem, nel consumismo è il brand che attrae individui isolati e genera la comunità. La partecipazione avviene tramite riti volontari:

  1. La Coscienza di Specie: Creazione di antagonismo rituale (Noi vs Loro).
  2. L’Estasi Collettiva: Raduni fisici, code notturne per prodotti esclusivi, la frenesia sincronizzata del Black Friday.
  3. Il Pellegrinaggio: La sacralizzazione dello spazio di vendita (flagship store) vissuto come tempio.

L’Equivalenza Liturgica: Messa Cattolica e Keynote Apple

Dal punto di vista della sociologia delle religioni, la sovrapposizione strutturale tra una messa cattolica e un keynote Apple è pressoché totale, poiché entrambe sono tecnologie ingegnerizzate per la produzione dell’estasi collettiva. Lo spazio scenico (il palco oscuro e minimalista come l’altare maggiore) isola visivamente il “celebrante” (il CEO), che officia un rito fondato su un copione rigidamente codificato, fatto di formule ripetute, silenzi calcolati e attese messianiche. La congregazione dei fedeli (pubblico, early adopters, giornalisti) non vi assiste passivamente, ma risponde con momenti di giubilo corale, riaffermando la propria devozione al dogma del brand e cementando la “coscienza di specie”. Il culmine drammatico della cerimonia — lo svelamento del nuovo dispositivo, storicamente annunciato dalla formula liturgica ‘one more thing’ — ricalca esattamente il rito dell’elevazione eucaristica: il prodotto innalzato davanti alla folla smette di essere un semplice aggregato di silicio e vetro per farsi feticcio transustanziato, la manifestazione tangibile di una promessa di “salvezza” laica (efficienza, creatività, appartenenza). La liturgia non si esaurisce nell’auditorium, ma trova il suo compimento quando il fedele, attraverso il “sacrificio” economico dell’acquisto, entra materialmente in comunione, chiudendosi nel gregge protetto e coerente dell’ecosistema del creatore.

L’efficacia suprema del rito consumistico risiede nella sua assoluta mancanza di coercizione visibile. A differenza dello Stato confuciano o del regime totalitario che impongono le liturgie con la minaccia, il totem moderno offre un’infrastruttura di senso in cui l’individuo crede di esprimere la propria unicità, auto-disciplinandosi felicemente. 

Analizzando la capacità di plasmare le abitudini e generare coesione duratura senza ricorrere alla violenza di Stato,  il modello economico e di organizzazione sociale capitalista, risulta  l’unico sistema tra quelli più recentemente sperimentati, in grado di trasformare l’obbedienza ideologica nell’esercizio spontaneo del desiderio personale.
E’ questo il motivo per cui il capitalismo raccomanda sempre l’uso di un linguaggio inclusivo e non violento, in quanto la sua penetrazione si basa sull’adesione spontanea da parte delle masse consumatrici.


Indice degli altri capitoli


Bibliografia Essenziale per l’Analisi

  • Klaus Schmidt (2012). Göbekli Tepe – The Stone Age Sanctuaries. Recent results of excavations at the Aceramic Neolithic in Southeastern Turkey. 
  • Bellah, R. N. (1967). Civil Religion in America. Daedalus.
  • Benjamin, W. (1921). Il capitalismo come religione (Frammento).
  • Bourdieu, P. (1972). Per una teoria della pratica (Per il concetto di Habitus e iscrizione corporea).
  • Durkheim, É. (1912). Le forme elementari della vita religiosa.
  • Geertz, C. (1973). Interpretazione di culture.
  • Granet, M. (1929). La civiltà cinese.
  • Kertzer, D. I. (1988). Riti, politica, potere.
  • Maffesoli, M. (1988). Il tempo delle tribù: il declino dell’individualismo nelle società postmoderne.
  • Mosse, G. L. (1975). La nazionalizzazione delle masse.
  • Muniz, A. M., & O’Guinn, T. C. (2001). Brand Community. Journal of Consumer Research.
  • Ozouf, M. (1976). La festa rivoluzionaria.
  • Weber, M. (1915). Confucianesimo e Taoismo.
  • Xunzi (Maestro Xun). Il Libro di Xunzi (In particolare i capitoli sulla natura umana e sui riti, III sec. a.C.).
  • Canetti, E. (1960). Massa e potere. Milano: Adelphi.
  • Damasio, A. R. (1994). L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano. Milano: Adelphi.
  • Gallese, V. (2005). La simulazione incarnata: i neuroni specchio, le basi neurofisiologiche dell’intersoggettività. Psicobiettivo, 25(3), 9-30.
  • Iacoboni, M. (2008). I neuroni specchio. Come capiamo ciò che fanno gli altri. Torino: Bollati Boringhieri.
  • Le Bon, G. (1895). Psicologia delle folle. Parigi: Alcan.
  • Lindstrom, M. (2008). Buyology: Truth and Lies About Why We Buy. New York: Doubleday.
  • McNeill, W. H. (1995). Keeping Together in Time: Dance and Drill in Human History. Cambridge, MA: Harvard University Press.
  • Rizzolatti, G., & Sinigaglia, C. (2006). So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio. Milano: Raffaello Cortina Editore.

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Furio Ruggiero - Osservatore e analista dello spirito del tempo, persegue l'antico cammino di Malāmat NON senza successo.